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mercoledì 1 aprile 2020

Salvini e Lega, Scoperti dalla Finanza Conti Segreti in Svizzera

Salvini e Lega, Scoperti dalla Finanza Conti Segreti in Svizzera

Salvini, Scoperti dalla Finanza i suoi Conti Segreti in Svizzera


Salvini, Scoperti dalla Finanza i suoi Conti Segreti in Svizzera


ANSA - La Guardia di Finanza di Milano, nell'ambito di una vasta operazione anti evasione fiscale, ha scoperto diversi conti correnti cifrati che sarebbero intestati alla Lega , di cui  Matteo Salvini, è l'attuale leader. I conti correnti cifrati e segreti,
sarebbero domiciliati in una banca privata in Svizzera,
e più precisamente a Zurigo.
Le Fiamme Gialle hanno reso noto che le indagini fanno presagire che all'interno dei conti siano
nascosti parte dei 49 Milioni di euro che la Lega e Salvini in primis,
hanno fatto sparire negli anni precedenti.

Le indagini proseguono a Ritmo Serrato.
Abbiamo Scoperto finalmente perchè
non ha mai indossato la divisa
della Guardia di Finanza.





LEGA, MARONI: MAI AVUTO RUOLO IN ASSOCIAZIONE CHE PORTA MIO NOME
 (LaPresse) - "In merito alle indagini che riguardano un'associazione che porta il mio nome (creata per le elezioni regionali del 2013) preciso di non aver mai avuto in essa alcun ruolo gestionale né operativo. Sono tuttavia certo della correttezza della gestione da parte del presidente e dei consiglieri". Così su Facebook l'ex governatore della Lombardia ed ex segretario leghista, Roberto Maroni, sull'indagine a Genova sul presunto riciclaggio
 di una parte dei 49 milioni dei fondi del partito di via Bellerio.



FONDI LEGA: IN CORSO PERQUISIZIONI GDF
 (ANSA) - La Guardia di Finanza sta eseguendo una serie di perquisizioni nell'ambito dell'indagine della procura di Genova sui 49 milioni confiscati in via definitiva alla Lega. Le verifiche, secondo quando si apprende, riguarderebbero in particolare l'Associazione Maroni presidente.



L'inchiesta genovese nasce da quella sui rimborsi elettorali che la Lega avrebbe ottenuto ai danni del Parlamento tra il 2008 e il 2010, falsificando rendiconti e bilanci. Il processo si è concluso lo scorso 6 agosto con una sentenza della Cassazione che ha dichiarato prescritti i reati per Umberto Bossi e per il tesoriere Belsito ma ha confermato la confisca dei 49 milioni. L'ipotesi su cui stanno ora lavorando i magistrati genovesi riguarda il presunto riciclaggio di parte di quei fondi, che da settembre il partito sta restituendo allo Stato a rate: secondo i pm parte dei 49 milioni sarebbero stati fatti sparire in Lussemburgo attraverso la banca Sparkasse di Bolzano e poi fatti rientrare, in parte, subito dopo i primi sequestri disposti della procura.



 La banca ha invece sempre sostenuto che quei fondi (circa 10 milioni) fossero soldi dello stesso istituto, slegati dal partito. A giugno scorso, inoltre, investigatori e inquirenti genovesi hanno ascoltato, come persona informata sui fatti, l'ex consigliere della lista Maroni Presidente, Marco Tizzoni, che a Milano aveva presentato un esposto in cui aveva adombrato il sospetto che l'Associazione Maroni Presidente "fosse stata tenuta nascosta ai consiglieri dovendo servire quale soggetto occulto di intermediazione finanziaria in favore della Lega o di terzi".



Il presidente dell' Associazione Maroni presidente - stando a quanto si legge nello statuto pubblicato sul sito - è Stefano Bruno Galli, che è anche assessore all'Autonomia e alla cultura della Regione Lombardia, mentre il consiglio direttivo è composto da Andrea Cassani, Ennio Castiglioni e dall'ex sottosegretario Stefano Candiani. Il tesoriere è Federica Moro.


FONDI LEGA: INDAGATO ASSESSORE LOMBARDIA GALLI
 (ANSA) - L'assessore all'Autonomia e alla Cultura della Regione Lombardia Stefano Bruno Galli è indagato dalla procura di Genova nell'ambito dell'inchiesta sul presunto riciclaggio di parte dei 49 milioni dei fondi della Lega. L'accusa ipotizzata nei confronti di Galli - nella sua qualità di presidente dell'Associazione Maroni Presidente - è riciclaggio. Secondo quanto si apprende, le perquisizioni dei finanzieri hanno interessato uffici e domicili a Milano, Monza e Lecco.



A Galli, oltre al provvedimento di perquisizione e sequestro, è stato notificato un avviso di garanzia "per aver compiuto - si legge in una nota della procura di Genova - operazioni su una parte delle somme di denaro provento dei reati ex art. 640 bis (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche) commessi da Umberto Bossi e Francesco Belsito attraverso l'associazione 'Maroni presidente'". Le perquisizioni svolte dagli uomini del Nucleo di polizia Economico-finanziaria di Genova hanno riguardato anche la 'Boniardi Grafiche' di Milano e la 'Nembo srl' di Monza (allo stato cessata), due società che hanno prestato i loro servizi
per le campagne elettorali della Lega.



FONDI LEGA: GDF, 450MILA EURO DA BANCA ALETTI A ASSOCIAZIONE


 (ANSA) - Circa 450mila euro sarebbero transitati da Banca Aletti all' 'Associazione Maroni presidente' e da questa girati su alcuni conti riconducibili alla Lega. E' quanto avrebbero accertato gli uomini della Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta sul riciclaggio di parte dei 49 milioni di fondi della Lega. I 450mila euro, infatti, tramite Galli sarebbero formalmente stati utilizzati per acquistare del materiale a sostegno della campagna elettorale della Lega ma, in realtà, non sarebbero stati mai stati spesi e sarebbero rientrati in altri conti correnti, riconducibili al partito. Delle due società destinatarie delle perquisizioni, secondo quanto si apprende, la prima - la 'Boniardi Grafiche' - sarebbe riconducibile al deputato leghista Fabio Massimo Boniardi mentre la seconda - la
 'Nembo srl' - ha cessato le attività a luglio scorso.

Da :  dagospia com/


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#Parlateci di #Pippiamo. #Fermata con 8 chili di #Cocaina la #Segretaria della #Lega...
https://cipiri20.blogspot.com/2019/11/fermata-con-8-chili-di-cocaina-la.html
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Salvini diceva Fregnacce


Giulia Bongiorno ha ammesso che Salvini diceva fregnacce

Ieri la senatrice della Lega Giulia Bongiorno, avvocato di fama, è intervenuta in aula al Senato sul caso Gregoretti, nei panni di difensore di Matteo Salvini. Il suo intervento, apprezzatissimo dai colleghi della Lega, è però importante soprattutto per un punto: quello in cui definisce quanto accaduto in occasione delle vicende che vedono oggi il Capitano in attesa di processo per il blocco della nave un “rallentamento” allo sbarco. E questo perché se si trattava di un rallentamento allo sbarco, allora tutto quello che Salvini ha ripetuto
 in questi mesi sui porti chiusi era in realtà una fregnaccia.

“Prenda un altro avvocato, più autorevole di me. Un avvocato che ha detto: “Noi della presidenza del
consiglio abbiamo lavorato perché bisogna ricollocare e poi consentire lo sbarco”. Ecco, in relazione
alla Gregoretti, queste sono le parole del presidente del consiglio, avvocato Conte”, dice Bongiorno tra gli applausi del Senato. Bongiorno conclude: “Aderiamo alla tesi del professore Conte sulla stretta connessione tra sbarchi e redistribuzione. Nessuno ha commesso un reato. Io credo che sia impossibile configurare un rallentamento allo sbarco come un sequestro di persona. Create questa nuova fattispecie incriminatrice, il rallentamento allo sbarco. E processate Salvini.

Ora, tutti hanno presente che Salvini ha ripetuto per mesi “porti chiusi, porti chiusi” per navi come la
Gregoretti. Ieri nell’aula del Senato, ovvero nel luogo più sommo, la sua avvocata ha certificato che il Capitano ha detto soltanto balle. Non voleva chiudere i porti, soltanto rallentare uno sbarco che
sarebbe comunque stato effettuato. Non è meraviglioso?


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La sceneggiata è stata disgustosa dall’inizio ( il blocco della nave Gregoretti della Marina Italiana ) fino alla fine i leghisti che escono dall’aula a momento del voto, dopo che salvini aveva giurato che li avrebbe fatti votare a favore dell’autorizzazione a procedere...
https://cipiri17.blogspot.com/2020/02/pagliacciata-del-salvini-processo.html


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Salvini in Caduta Libera

Salvini in Caduta Libera sui Social


Salvini in Caduta Libera sui Social


 I numeri che certificano il “crollo” della Bestia
Dopo l'avvento sulla scena politica delle Sardine, il leader della Lega ha perso le piazze .
Ma a seguito della sconfitta in Emilia Romagna, Salvini ha fatto un balzo indietro fino a
toccare un livello di coinvolgimento degli utenti mai così basso da anni.

Salvini in Caduta Libera sui Social


Salvini in caduta libera sui social: i numeri che certificano il “crollo” della Bestia
C’è uno spettro che si aggira per i social. È il fantasma di Matteo Salvini. E non è un modo di dire: nelle ultime due settimane il leader della Lega è letteralmente sparito dalla home di milioni di italiani. Una percezione diffusa ampiamente confermata dai numeri: impietosi. Vero è che il mondo dei social network è tradizionalmente liquido e si muove alla velocità con cui Morgan cambia umore o il testo di una canzone. Ma, se tre indizi fanno una prova, abbiamo sufficienti elementi per poter parlare di crisi aperta nella macchina della comunicazione apparentemente
 infallibile della Lega, al secolo “La Bestia“.

Salvini in Caduta Libera sui Social


Per capire da vicino cos’è accaduto, è necessario fare un balzo all’indietro al 13 novembre 2019. È il
giorno prima del lancio ufficiale della campagna elettorale di Lucia Borgonzoni in Emilia-Romagna. La Lega sta organizzando la grande serata del Paladozza che, nelle intenzioni di Morisi & C., avrebbe dovuto essere la location perfetta dello sbarco dell’alieno Salvini nella terra rossa per eccellenza. Una sorta di prova generale di una cavalcata trionfale che avrebbe dovuto cambiare la storia di questa
regione e, a stretto giro, dell’Italia. In quel momento esatto, la pagina Facebook personale di Matteo Salvini viaggia saldamente attorno ai 10 milioni di interazioni a settimana, con una media di 120 post prodotti ogni sette giorni e 3,8 milioni di followers netti sulla pagina (vale a dire di seguaci che hanno scelto di mettere il like). Numeri che ne fanno la pagina personale numero uno in Italia sotto tutti i parametri, staccando di più del doppio i diretti inseguitori.

Salvini in Caduta Libera sui Social


Il giorno successivo, senza alcun reale preavviso, si abbatte come un asteroide sulla scena italiana un
nuovo movimento civile e di piazza che, in una notte di novembre apparentemente come altre, riempie piazza Maggiore, a Bologna, e cambia la storia non solo delle elezioni regionali ma della storia politica recente di questo Paese. Si fanno chiamare Sardine e, in meno di 24 ore, diventano il nemico numero di Salvini. Si può dire senza tema di smentita che c’è un prima e c’è un dopo le Sardine, il cui avvento provoca sostanzialmente due effetti
 conseguenti e per certi versi in contraddizione.

Il primo: Salvini perde le piazze. O, per essere più precisi, non le perde: scompare proprio. Dall’ultima adunata di popolo di piazza San Giovanni a Roma, il 19 ottobre scorso, e con ancora più evidenza dalla nascita delle Sardine, il numero uno della Lega evita le piazze come se dei cecchini sparassero a vista dai tetti e si rifugia puntualmente in palasport, palestre, tendoni, bar, ristoranti, viuzze laterali, sedi di partito, ovunque ci sia un luogo “bonificato” dal rischio flop e nessun rischio di confronto con le sardine, che da Bologna in poi nuotano in mare aperto inondando l’Emilia-Romagna e l’Italia con ondate oceaniche che a sinistra non si vedevano da tre lustri abbondanti.

Il secondo, che altro non è che un effetto del primo: la crescita esponenziale della “Bestia” sui social, su ogni piattaforma, sull’intera galassia di pagine più o meno direttamente legate a Lega Salvini Premier, e in particolare sulla propria pagina Facebook, con un boom che ha pochi precedenti nella storia del social network inventato da Mark Zuckerberg. Nel giro di appena due mesi, le interazioni settimanali passano dai 10 milioni di novembre ai quasi 14 milioni di fine gennaio, in coincidenza con l’apice della campagna elettorale in Emilia-Romagna e Calabria, mentre il numero complessivo di follower cresce dai 3,8 milioni agli attuali 4,1, con un aumento netto addirittura del +7,5 per cento: una performance sbalorditiva per una pagina che era già la più seguita dell’intero social network e i cui margini di crescita erano, almeno in apparenza, pressoché nulli.

Anche il numero complessivo di post e video è cresciuto a dismisura, superando abbondantemente
quota 200 settimanali, ma senza giustificare da soli un progresso così repentino. Quanto abbiano inciso su questo boom il “doping” digitale di profili fake e bot acquistati in batteria è difficile tanto da affermare quanto da dimostrare. Limitandoci ad osservare i numeri nudi e crudi, non è difficile ravvisare come il successo delle “sardinate” abbia provocato e, in un certo senso, alimentato una risposta social prepotente della “Bestia”, che ha trovato nel movimento di Mattia Santori al tempo stesso un avversario e uno sparring partner abbastanza forte
 e credibile da poter essere utilizzato di sponda e in contrasto.

D’altra parte, la comunicazione leghista è stata per anni un modello inarrivabile nell’uso dell’influenza dell’avversario come arma per la propria propaganda. Basti pensare a quando i personaggi di riferimento della sinistra – da Saviano a Renzi, alla Boldrini – venivano mostrati in serie, a ridosso delle grandi manifestazioni sovraniste, con tanto di foto
e quattro parole diventate un mantra: “Lui (o lei) non ci sarà”.



Fermi tutti, so cosa state pensando. “Ma questo non era un articolo sul crollo social della Lega?” E
ancora: “Ma quale crollo? Dopo un boom del genere, quello di oggi è un normale calo fisiologico.” Le risposte a questi dubbi, più che legittimi, sono rispettivamente: Sì e No. Più esattamente: Sì, ora
arriviamo al crollo. E No: non si tratta di un semplice calo fisiologico.

Sono trascorse più di due settimane dalle elezioni regionali che hanno visto Bonaccini sconfiggere
nettamente Lucia Borgonzoni, fermando un filotto di dieci vittorie (considerando anche la Calabria) che avrebbe consegnato, di fatto, a Salvini non solo le chiavi della regione rossa per eccellenza ma dell’Italia intera. L’impatto emotivo, prima ancora che numerico e politico, di quella notte – ora lo
sappiamo, numeri alla mano – è stato devastante. Per la prima volta quel treno in corsa lanciato verso
la conquista del Paese si è fermato bruscamente in stazione, con il doppio effetto di rafforzare gli
avversari interni (su tutti Giorgia Meloni e i malpancisti dentro il partito sin qui rimasti silenti) e di mettere a nudo, per la seconda volta dopo il colpo di sole del Papeete, tutte le fragilità della Bestia sul terreno a lei caro: la comunicazione social.

A certificarlo in modo impietoso ci sono gli insight della F più famosa del mondo: nell’ultima settimana le interazioni complessive di Matteo Salvini si sono fermate a 6,6 milioni, mentre sia il numero di follower, sia il numero di post è rimasto invariato. Un risultato che, se gli permette di mantenere il primato, resta un dato straordinariamente deludente per una pagina da oltre 4 milioni di follower. Per spiegarlo ancora meglio: dopo la sconfitta in Emilia-Romagna, Salvini non è “fisiologicamente” tornato ai 10 milioni di engagement pre-elettorale, ma ha fatto un balzo indietro addirittura di quasi 8 milioni di interazioni (per un clamoroso -60 per cento), fino a toccare un livello di coinvolgimento degli utenti mai così basso da anni.

#Tornatene in  #Spiaggia sei #Inutile

Altro che calo fisiologico: siamo di fronte a una Waterloo social, che in casa Lega stanno vivendo in
queste ore con un clima di crescente apprensione.

Già domani, mercoledì 12 febbraio, con il voto sulla Gregoretti e l’atteso intervento del leader della
Lega in Senato, la pagina è destinata a subire un inevitabile impatto positivo in termini di reazioni. Ma questi numeri rappresentano un campanello d’allarme che nessuno si può permettere di sottovalutare, e dimostra per la prima volta in maniera plastica una tesi con cui chiunque si occupi di comunicazione politica social prima o poi deve fare i conti: che la propaganda virtuale funziona nella misura in cui funge da grancassa di un clima di consenso esistente o quantomeno percepibile nella società reale, di cui post e tweet sono uno straordinario propellente virtuale. Ma, nel momento in cui la macchina va a sbattere, viene sconfitta alle urne (non accadeva dal 2016) e si dimostra vulnerabile, Facebook e Instragram, da soli, non bastano per evitare lo scontro, ma, anzi, per certi versi, rendono ancora più manifesta la difficoltà del momento, come la linea di mercurio su un termometro.

Chi si illude che basti questo per sconfiggere Salvini resterà deluso, anche perché il Pd e la sinistra in
generale, seppur in minima crescita, sui social gioca ancora due leghe più in basso, ma certo qualche
crepa comincia timidamente a intravedersi. Per la prima volta la Bestia è nuda.
 E francamente non è un bel vedere.
Di Lorenzo Tosa

Francesco Belsito, tesoriere della Lega condannato in appello per appropriazione indebita, che in Costa d’Avorio si sarebbe visto bloccare un carico di opere d’arte in quanto in una delle casse ci sarebbero stati milioni di euro in banconote da cento

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